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Kochi travel guide

10 tripwolf members like Kochi

Kochi

The 'Queen of the Arabian Sea' has a distinguished past and a bright future

The travelers lazily wandering the streets of Cochin are only the latest to leave their mark on this lovely port city. A tiny Jewish community thrived here until the Portuguese Inquisition in the 16th century, while the lucrative spice and coffee trade established relationships with the Romans, Chinese and Arabs. It was the first capital of Portuguese India, but was later occupied by the Dutch, Mysore and British in succession. Waves of recent immigration have completed the cultural panoply that is the backbone of Cochin's charm.

Somehow, so many disparate parts came together in a city that is as harmonious as an Indian thali: an aging synagogue can be found alongside Portuguese Catholic churches, mosques and Hindu temples, while crumbling colonial houses overlook gigantic Chinese fishing contraptions. These days, Cochin is a laid-back destination that is ideal for any wanderer, but it also attracts art and antique lovers from around the world - galleries abound, as well as dealers specializing in beautifully handcrafted furniture and decor. For this reason, Cochin is as expensive as any Indian city, but you get what you pay for - lovingly-restored heritage hotels, top-notch Western food, and a unique sense of calm you won't find anywhere else.

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Top 10 Things to do in Kochi

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  • Mattancherry Palace

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    Sight

    The Mattancherry Palace is a Portuguese palace popularly known as the Dutch Palace, in Mattancher...

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  • : è la città che più di ogni altra conserva le vestigia del passato coloniale. Affascinante per le case dai colori accesi dei pescatori, le chiese cattoliche di origine portoghese, le sedi del sindacato dei portuali e del partito marxista dove una gigantografia del Che appesa al muro dà il benvenuto a chi la mattina va a leggere il giornale gratuitamente offerto dal partito, il passeggio serale sul lungo mare. E’ una città lontana dalle affollate e rumorose metropoli del centro e nord India. Al mattino gli autobus accompagnano i bambini a scuola, mentre i traghetti salpano dai porticcioli per portare i giovani indiani al lavoro. Qui il tasso di scolarizzazione è tra i più alti dell’India e la disoccupazione è bassa. La città è famosa per le reti da pesca cinesi, le “vala cheena”, un sistema antico introdotto in Kerala fin dal 1300 dai cinesi di Kublai Khan, diffuso un po’ in tutto il paese ma utilizzato soprattutto qui. Le reti sono tenute sospese da pali molto alti e telai in legno di teak e bilanceri e vengono gestite da gruppi di sei pescatori. Vengono abbassate durante l’alta marea per mezzo di corde e risollevate grazie ai contrappesi. La pacifica convivenza tra i diversi riti religiosi presenti a Kochin e nel resto del Kerala, può considerarsi un esempio per l’intero continente indiano, dove invece sempre più spesso i fondamentalismi religiosi e politici alimentano manifestazioni di intolleranza e terrorismo. I numerosi istituti religiosi presenti in città, garantiscono l’istruzione e contribuiscono con la loro presenza a pareggiare le differenze tra i diversi ceti sociali, spaccature altrove più evidenti e causa di accesi contrasti. Il fenomeno delle conversioni forzate al cattolicesimo, a cui i gruppi oltranzisti indù hanno posto il loro veto formale, non è altro che il tentativo di chi appartiene alle caste più basse di garantire un futuro migliore a se stesso e ai propri figli. Il turismo di massa che altrove in Kerala si muove su strade tracciate dai tour operator internazionali, a Fort Kochin si fa da parte e lascia il posto a chi viaggia alla ricerca di stimoli culturali e salutari. I luoghi dove praticare le terapie dell’antica medicina ayurvedica sono disseminati su tutto il territorio del Kerala. Cliniche disintossicanti, centri per il massaggio, luoghi dove praticare lo Yoga, fare meditazione e discutere di filosofia orientale, rappresentano una meta che difficilmente si può ignorare una volta giunti qui. I numerosi centri culturali di Fort Kochin offrono ogni sera rappresentazioni del Kathakali, la secolare danza indiana che arrangia i testi tratti dai delle storie mitologiche del Ramayana e del Mahabharata. Di solito lo spettacolo vero e proprio è preceduto dalla fase del make-up che, aperto al pubblico, offre allo spettatore la possibilità di osservare da vicino la procedura per realizzare i colori del trucco che gli attori si applicano sul viso, mescolando e riducendo in polvere, minerali, corteccia di alcuni alberi, fiori e spezie. Il simbolismo dei movimenti del volto degli attori è spiegato prima di ogni rappresentazione. Come la maggior parte delle città indiane Kochi ha una lunga significativa storia. Le origini del suo nome rimangono confuse: probabilmente discende da “Cochazhi” che in lingua malayala significa “piccolo mare” oppure deriva dal cinese “Kaci” che significa “porto”. Molti antichi geografi e viaggiatori ne fanno menzione nei loro resoconti, indicandola anche con l’appellativo di “regina del mare arabico”. Tra questi Fa Hien, il monaco buddista viaggiatore, che fece tappa a Kochi nel corso del suo lungo viaggio indiano. La città si sviluppò grazie al suo porto che rivestì un ruolo importante, soprattutto dopo che il famoso approdo di Kodugallur (Cranganore), vicino Kochi, si insabbiò a causa delle gravi inondazioni del fiume Periyar nel 1340. La baia naturale di Kochi divenne così uno scalo importante delle vie commerciali mondiali per l’esportazione di pepe, cardamomo, cannella e altre spezie. Ebbe inizio un notevole flusso migratorio per cui il nucleo abitativo si sviluppò accogliendo varie comunità, tra cui quella dei commercianti ebrei che si erano già installati su questo tratto di costa del Malabar fin dai tempi della distruzione del tempio di Gerusalemme, nel 70 d.C. Arabi, Cinesi, Portoghesi, Inglesi e Olandesi, nei secoli, hanno reso la città un fervido centro di attività commerciali, collegato al resto del mondo. Gli Inglesi la chiamarono “Piccola Inghilterra”, gli olandesi “Olanda casalinga” e i portoghesi “piccola Lisbona” L’esploratore italiano Niccolò Da Conti che nel 1400 visitò la città in una pagina dei suoi resoconti di viaggio scrisse “ La Cina è il luogo dove puoi far denaro, Cochin è dove puoi spenderlo” Nel 1500 iniziò il dominio portoghese, ma alla fine del secolo giunsero gli Olandesi, che nel 1663 riuscirono a diventare i padroni assoluti del territorio. La dominazione inglese iniziò nel 1793 e portò ulteriore sviluppo alla città. Gli inglesi ampliarono il porto, sotto la direzione di Sir Robert Bristol, ingegnere marittimo che tra l’altro fu l’ideatore dell’isola artificiale di Willingdon, realizzata con la sabbia cavata durante i lavori di ampliamento della zona portuale. Il progetto fu poi completato nel 1936 e l’isola fu battezzata con il nome di Lord Willingdon, governatore di Madras e supervisore dell’opera. Con la conquista dell’indipendenza indiana, si formò nel 1956 lo stato del Kerala, che unificò le province di Kochi, Malabar e Travancore. La città oggi si presenta disposta su diverse aree: Ernakulam sulla terraferma, le isole di Willingdon, Bolgatty e Gundu nella baia, Fort Cochin e Mattancherry sulla penisola meridionale e Vypeen Island , a nord di quest’ultima. Le diverse zone sono collegate da un efficiente servizio di traghetti e da ponti. La maggior parte di hotel e ristoranti si trova a Ernakulam, dove sono ubicati anche la stazione, il terminal bus e l’ufficio Turistico. I monumenti storici sono a Fort Cochin e a Mattancherry. L’aereoporto sull’isola di Willingdon. L’itinerario di visita alla città, è chiaro, parte da Fort Cochin, dove si trova la chiesa di S. Francesco, la più antica di tutta l’India, costruita nel 1503 dai francescano portoghesi al seguito della spedizione di Pedro Alvarez Cabral. L’originario impianto in legno fu sostituito dalla struttura in pietra intorno alla metà del 1500, ma l’edificio fu restaurato dagli olandesi nel 1663. Sotto il dominio inglese la chiesa divenne anglicana, oggi è luogo di culto della Chiesa del Sud India, che accoglie cattolici, anglicani, protestanti, ortodossi. All’interno si trova il monumento funebre dedicato a Vasco de Gama, che morì a Kochi nel 1524 e fu sepolto qui per 14 anni, prima che le sue spoglie venissero trasferite a Lisbona. Un elemento caratteristico di Fort Cochin sono le reti da pesca a “cantilever” Altro edificio degno di visita è l’imponente Chiesa di Santa Cruz, del 1902 il cui interno presenta fantastici colori pastello. A Mattancherry si possono visitare il Palazzo costruito dai portoghesi nel 1555 e donato al raja Veera Kerala Varma. Noto come Dutch Palace perché nel 1663 fu restaurato dagli olandesi, ha pianta quadrangolare, due livelli e nel cortile interno ospita un tempio hindu. Al 1° piano, nell’antica sala dell’incoronazione, sono esposti abiti e accessori dei raja. Il palazzo presenta bellissimi affreschi con scene tratte dal Ramayana, dal Mahabharatha e dalle leggende dei Purana, con raffigurazioni di Shiva, Vishnu, Kumara e Durga. Nei pressi del Palazzo vi è la sinagoga ebraica, costruita nel 1568 e distrutta dalle colpi di cannone nel 1662 durante gli scontri tra portoghesi e olandesi. Il piccolo edificio ha un bel pavimento a mattonelle dipinte a mano e portate da Canton e una torre con l’orologio. Nella zona chiamata Jewtown si trovano botteghe di spezie in vecchi edifici e l’aria è pregna degli aromi penetranti di zenzero, cardamomo, cumino. Ancora oggi i negozianti espongono la stella di David fuori dai loro negozi, spesso capita che accanto a questo simbolo si trovi la svastica indù, che rappresenta prosperità. Al porto A Emakulam si può visitare il museo Parishath Thampuram, ubicato in un grande edificio in stile tradizionale del Kerala, che espone dipinti del XIX secolo, monete antiche, sculture moghul. A Vypeen si può visitare il faro e l’antico forte di Palliport, vi sono inoltre belle spiagge . A Gundu, l’isola più piccola della baia, si trova una fabbrica di fibra di cocco. Il clima di Kochi è monsonico, caratterizzato da temperature mediamente elevate per tutto l’anno e da una bassissima escursione termica tra estate e inverno. I valori termici massimi si raggiungono tra i mesi di aprile e maggio, quando si registrano picchi di 38/39 gradi, mentre a partire dai primi giorni di giugno, l’arrivo del monsone di sud-ovest comporta abbondanti precipitazioni, per un totale di circa 3.000 mm di pioggia ogni anno, ed un calo termico di circa 10 gradi. Con l’esaurirsi del monsone di sud-ovest, in settembre, comincia a spirare il monsone di nord-est, accompagnato da temperature miti e da un tasso di umidità nettamente inferiore.
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